Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

the truth is always one step behind

Gli scrittori con i quali si stabilisce una sorta di empatia, nello spirito e nel modo di affrontare la realtà, finscono per sorprendere e far riflettere anche quando non si esprimono al meglio delle loro possibilità.

Ciò è stato valido, qualche settimana fa, alla conclusione dell’ultimo romanzo di Jonathan Coe; non può essere altrimenti per Nick Hornby (e chi altri se non lui?), alla fine della mia tardiva lettura del non ispiratissimo "Non buttiamoci giù". Ebbene anche in un’opera non all’altezza di quelle che mi hanno fatto letteralmente innamorare della sua scrittura e del mood da essa espresso, non mancano passi che inducono alla riflessione, forse anche per quel quasi inevitabile rispecchiamento che si instaura tra il lettore e il romanzo.

Il passo da "pugno nello stomaco", in questo romanzo, per me è stato il seguente:

"Passiamo tutti tanto tempo senza dire cosa vogliamo perché sappiamo di non poterlo avere. E perché sembrano robe rozze, o ingrate, o sleali o infantili, o stupide. O anche perché siamo talmente disperati da fingere che le cose siano come devono essere, e sembra una mossa falsa confessare a noi stessi che non lo sono. Su, forza, sputa cosa vuoi. Magari non ad alta voce, se c’è il rischio di finire in un casino. «Vorrei non averlo mai sposato.» «Vorrei che fosse ancora viva.» «Vorrei non avere mai fatto dei figli con lei.» «Vorrei avere una barcata di soldi.» «Vorrei che tutti gli albanesi tornassero nella loro Albania di merda.» Qualunque cosa sia, dilla a te stesso. La verità ti renderà libero. Oppure ti beccherai un pugno nel muso. Sopravvivere a qualunque vita tu stia vivendo significa mentire, e l’inganno corrode l’anima; quindi, almeno per un minuto, molla le bugie."

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3 risposte a “the truth is always one step behind

  1. hengie 16 ottobre 2007 alle 10:35

    ogni tanto penso a una qualche frase da inserire in una delle varie postazioni sparse nel web (blog, myspace, last.fm, ecc ecc….) e recentemente mi stava ronzando per la testa questa di hezekiah jones (tanto per cambiare…!), da inserire, a dirla tutta, nella firma di or:

    ‘accordions and picture frames to get in the way of all my aims
    and how long can we not say what we’re thinking?’

    certo, questa di hezekiah si riferisce all’esternazione dei propri pensieri al mondo, invece quella che hai citato tu riguarda prevalentemente (o anche esclusivamente) il passo ancora precedente, ovvero esternare i propri pensieri a se stessi. cosa che sembrerà immediata, almeno ‘sulla carta’, ma che sicuramente in moltissime occasioni non è affatto tale, anzi.
    troppo spesso ‘ci prendiamo in giro’, troppe volte ci facciamo dei discorsi fra noi e noi che, se fossero fatti a terzi, non verrebbero presi sul serio nemmeno dal più ingenuo degli interlocutori. dire la verità a se stessi a volte è la cosa più difficile del mondo.

  2. raffaello 16 ottobre 2007 alle 22:23

    In effetti il senso dela citazione era proprio quello: parole e convinzioni nelle quali ci si rifugia, per mancanza di una prova contraria, per timore di scoprire una realtà diversa da quella che continuiamo a raccontarci, o semplicemente perché in un dato momento conviene così…
    Paradossalmente, forse, è questo “passo precedente” ad essere il più difficile: senza affiorare in superficie, ci mette in gioco con noi stessi, richiedendo di superare paure e rassicuranti autoconvincimenti.
    Il passo verso l’esterno si può anche sforzarsi di imparare a farlo, ma dal processo interiore dipenderà il suo contenuto e la sua coerenza con il reale sentire.

    PS 1: comunque molto bella e ugualmente significativa la frase che hai riportato
    PS 2: quasi senza accorgermene, ho usato per due volte in poche righe il termine “paura”. Doveva essere l’oggetto di un post che avevo in mente (con “Fear” dei Low quale colonna sonora) ma che forse non scriverò, anche perché, appunto, paure e auto-esternazione dei sentimenti, in questo caso sono più o meno la stessa cosa….

  3. utente anonimo 8 novembre 2007 alle 14:53

    gran bel libro, scorgo fra gli ultimi che hai letto anche Johnatan Coe, un grande anche lui.

    Ciao ciao
    Fram

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