Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

texas to ohio

…e menomale che, come sempre, c’è la musica a fare da riferimento certo e nicchia nella quale rifugiarsi per trascorrere qualche ora, dimenticando per un po’ il mondo fuori. E il tempo scorre veloce, quasi senza accorgersene, in presenza della concretizzazione dal vivo della musica amata e tante volte ascoltata su supporti in apparenza inerti ma comunque in grado di veicolare in maniera sempre nuova e personale le sensazioni originate dall’ascolto.
Però, se le condizioni sono propizie – e, purtroppo, non lo sono tanto spesso – la percezione live implica una dedizione all’ascolto quasi totalizzante, che dipende anche dall’empatia che può crearsi con gli artisti sul palco, alle cui voci e ai cui suoni viene finalmente conferita presenza e immagine reale. Non sempre però si crea quell’empatia, magari più per questioni di predisposizione personale che non per responsabilità degli artisti.
Comunque, tutte queste premesse per spendere due parole sulla serata concertistica di ieri che, in maniera piuttosto inusuale, vedeva due “eventi” da non mancare, in luoghi diversi ma fortunatamente coordinati tra loro in maniera egregia. Okkervil River e Jason Molina (solo) sono, a scatola chiusa, elementi sufficienti per una serata da ricordare. Dal vivo, invece, le sensazioni sono state parzialmente diverse.
Discreto il concerto della band di Will Sheff, nonostante la prevedibile calca e un impianto di amplificazione che ne ha rovinato in larga misura la fruizione: suono trascinante ma forse un po’ troppo rumoroso, tanto da creare una certa confusione e non far emergere le doti liriche e di scrittura della band e la stessa voce di Sheff, forse un po’ troppo aggressivo nel modo di porsi e di cantare. Bravissimo comunque a tenere il palco, anche di fronte alle enormi difficoltà tecniche e alla provvisoria (e da me quasi auspicata!) rottura dell’amplificazione, che almeno ha regalato un paio di brani acustici, dai suoni e dalle melodie decisamente più limpide. Band molto valida e dall’ottimo impatto, ma per quanto mi riguarda quasi una mezza delusione, probabilmente anche in ragione delle mie aspettative molto elevate.
Finito il concerto, di corsa a vedere Jason Molina, in uno spostamento fisicamente breve, ma musicalmente più sensibile: dal Texas all’Ohio, dal “rock and roll suonato alla maniera americana”, al blues solitario e dolente. Molto più raccolta, e dunque meglio fruibile, la sua esibizione, “a man and a guitar”, di fronte ad alcune decine di persone. Molti brani dai suoi album “solisti”, qualche versione spoglia (e più valida) di quelli suonati con la band Magnolia Electric Co. E un’anticipazione di quanto il nostro, come sempre attivissimo, farà nel prossimo futuro. Avrà pure una figura alquanto buffa, che non cessa di manifestare piccole nevrosi, ma dal vivo tiene la scena come pochi, solo con la chitarra e una voce di un’espressività davvero rara.
E poi, il concerto di Molina è stata un’occasione davvero piacevole per tornare in un locale che ha riaperto i battenti dopo molti anni di chiusura e peraltro promette veramente bene. Ieri sera mi sforzavo di ricordare a quando risalisse l’ultima volta che ero stato lì, e alla mente mi è subito venuto un memorabile, intimo concerto degli Spokane, accompagnato da una pioggia scrosciante, che faceva da ulteriore, perfetto accompagnamento alla loro musica lenta e soffusa; ma in realtà l’ultimo ricordo in quel luogo era un per me solitario concerto dei Giardini di Mirò, risalente al maggio 2004, legato a tanti ricordi per quella che, proprio da quella sera, ha iniziato ad essere una vita fa. Tanto che non può non fare uno strano effetto ritornare nello stesso luogo a distanza di tempo, simbolicamente di nuovo in un momento di (quasi) svolta,
e confrontare pensieri ed emozioni di allora con le condizioni personali odierne: eppure sembra quasi ieri, perché oggi come allora la costante è la musica, il modo di viverla e tutto ciò che in qualche modo, per me, continua a girarvi intorno.

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3 risposte a “texas to ohio

  1. Galatea 19 novembre 2007 alle 12:55

    A me gli Okkervil sono piaciuti molto, anche più degli Interpol che ho visto lunedi a Firenze e per il quale avevo aspettative maggiori. Li ho trovati più vicini e più “umani”, forse, e senza quell’atteggiamento fastidiosamente “indie” e distaccato che pare vada di moda tra queste band di nicchia. Paradossalmente il blackout e la loro reazione non ha fatto che aumentare questa mia sensazione positiva. E poi, sono riuscita a fare una foto insieme a Will, posso ritenermi soddisfatta 🙂

    PS. il mio ultimo concerto all’Init è stato quello di Maximilian Hecker, straziante e intimo al punto giusto. Era l’anno di “Rose”, quindi 2003 se non ricordo male, una vita fa…Non vedo l’ora di tornarci…

  2. utente anonimo 19 novembre 2007 alle 13:10

    (ma…jason molina al bronson…hai visto?) se si, ero tra quei dieci o poco piu 😀

  3. raffaello 21 novembre 2007 alle 09:57

    In effetti ero certo che la mia opinione sugli Okkervil River fosse poco condivisa oppure del tutto solitaria: sono d’accordo sulla loro autenticità e sulla “vicinanza umana”, ma dal punto di vista strettamente musicale non sono riuscito del tutto ad apprezzare molti loro brani per il modo, volutamente vibrante e d’impatto, in cui li hanno eseguiti, che secondo me ne ha un po’ diminuito la magia.
    Poi, sia ben chiaro, sto qui a far loro le pulci proprio perché sono bravissimi e le aspettative erano davvero molto elevate. Anzi, ce ne fossero sempre di concerti così…..

    Il concerto di Molina al quale mi riferivo è quello romano, all’Init, sabato scorso. E anche lì si era, per fortuna, in pochi, una cinquantina circa.

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