Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

Archivi Mensili: novembre 2007

somehow about perfection

Questa volta non dovrei perdermi in contorte premesse né in discorsi criptici, che si avviluppano su se stessi: l’oggetto delle righe che seguono è la perfezione, o meglio l’aporia tra l’umana propensione ad essa e l’inevitabile imperfezione e incompiutezza del reale, tra visioni ideali del mondo, presenti solo nell’immaginazione personale, e scelte ben più concrete, nelle quali anche la persona più intransigente si trova obbligata a compromessi o quanto meno a fare semplicemente i conti con aspetti pratici solo parzialmente dipendenti dal nostro controllo.
La questione è: fino a che punto ci si può/deve discostare da un ideale optimum che bene o male tutti hanno nella testa? Certo, l’ideale che la realtà “giri” in perfetta armonia con noi stessi è fin troppo legato a una visione ingenuamente irenica del mondo e può essere comprensibile più in età adolescenziale che non quando si è già copiosamente andati a cozzare con le troppe situazioni sulle quali non si ha alcuna possibilità di incidere. Quell’aspirazione resta, tuttavia, connaturata all’animo umano anche quando, più o meno consapevolmente, si rinuncia a perseguirla, non tanto per mancanza di volontà quanto per invece per la constatazione della sua sostanziale irrealizzabilità. Da ciò può discende quella che potrebbe apparire volontà di accontentarsi, ma forse è soltanto un tentativo di apprezzare quel (poco o molto) che la vita mette di fatto a disposizione. Tutto però sta a vedere quanto sia accettabile il suo discostarsi dall’ideale e quanto quest’ultimo sia di fatto realizzabile. Anche e soprattutto quando affiora la percezione che nel mondo circostante esista una “perfezione maggiore” di quella conseguita e, di conseguenza, il dubbio che sia dunque necessaria una maggiore determinazione nel perseguirla.
È proprio su questo punto che mi capita di riflettere da qualche tempo, rispondendomi che molto possa dipendere, oltre che dalla volontà, da una sorta di abitudine a un certo grado di perfezione relativa. Infatti, per quanto nelle cose che faccio tenda a essere fin troppo perfezionista, mi rendo conto di essere da sempre accompagnato da una (notevole) dose di imperfezione, che pur devo riconoscere non manca di regalare soddisfazioni e di instillare piccole gioie che, anche in altre situazioni, sarebbero comunque destinate a restare effimere.
Ripensando per la milionesima volta a quella frase-guida di Nick Hornby, nell’impossibile coronamento della felicità, si potrebbe almeno cercare di apprezzare moderate condizioni di contentezza, senza chiedere un “di più” probabilmente irrealizzabile, proprio a causa della stessa impossibile ricerca della perfezione. Nick Hornby ricorre spessissimo su queste pagine con riferimento al suo modo di vivere e raccontare la musica, i sentimenti e i rapporti umani ma, come tutti sapranno, è anche un grande appassionato di calcio e delle emozioni che può suscitare l’amore genuino per una squadra. E proprio una metafora calcistica mi viene spontanea per concludere l’argomento in oggetto, perché in fondo constatare e accettare l’imperfezione è un po’ come tifare per una squadra che non potrà mai regalare vittorie a ripetizione, ma solo soddisfazioni piccole e saltuarie: ciononostante, il vero tifoso non può fare a meno di amarla…

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hopes gone cold

In half-light I turn to see you sleep
Another day of being scared to leave

And I may never have the way
To make us whole again
To touch your heart

You and I both know
This is all that I can really be
But that’s not enough
To keep you here with me

And I reach to hold you to pull you in
But then I let you go
I watch you fall
I watch you fall

listen

 

in darkest hours

Strani giorni. Di attese per cambiamenti, in apparenza sempre troppo lontani, indolenze e rabbie represse. Giorni di sopportazioni e riflessioni senza via d’uscita, di impegno mentale inutilmente eccessivo e massaggi dell’animo tanto tiepidi quanto inaspettati.
Rami spogliati da venti gelidi, cieli invernali e luci oblique. Piccole armonie immobili, a riscaldare il cuore, con i ricordi di entusiasmi provati ormai una vita fa, mentre intorno tutto sembra ignorare un semplice rifugio in un’oscurità tanto familiare da risultare persino dolce nella sua apparente ineluttabilità. E poi, mentre cresce il disappunto per le condizioni reali e relative, estreme difficoltà di modificarle, da luoghi sconosciuti giunge il tepore di sorrisi inusitati, di una condivisione mai provata, di abbracci capaci di alleviare il buio e i rigori di un intero inverno, non solo meteorologico.


In darkest hours
Promise you’ll hold on
Promise you’ll hold on
There isn’t need
When you feel like the world is yours
Inside everyone
Till it was snatched from your grasp
You were cast in ancient light
There’s coldness in this sky
The last thing that you ever wanted was for the love to die
You’re the same as all the rest
I know that we’re all afraid
Of waking every day
Promise you’ll hold on
Promise you’ll hold on

my compilations: #35

Erano mesi che avevo in programma di por mano a una raccolta un po’ diversa dal solito; più o meno ciclicamente tendo ad abbandonare per qualche tempo l’ormai abituale folk cantautorale e le sue molteplici “variazioni sul tema” per dedicarmi a qualcosa di diverso. Avevo pensato addirittura a sonorità di impatto più diretto, ma mi sono ben presto reso conto che ricorrevano talmente poco di frequente tra i miei ascolti che non sarebbe stato semplice riuscire a compilare una playlist accettabile e abbastanza omogenea.
Così, sono tornato a una raccolta a base elettronico-ambientale, come di solito avviene con cadenza di una ogni quattro o cinque. Si è trattato solo in parte di una scelta consapevole, perché per il resto è stata determinata altresì da una notevole serie di input ricevuti negli ultimi mesi in quell’ambito musicale, nonché dalla constatazione, proveniente anche da fonti esterne, della mia progressiva, recente predilezione per suoni eterei e sempre più dilatati.
Insomma, tutto questo per introdurre una raccolta a mio avviso particolarmente adatta per i mesi autunnali, cieli grigi, buoi e freddo incipienti, da dissolvere rifugiandosi in piacevoli tepori che pure questa musica riesce a emanare.
Aggiungo ancora soltanto che questa raccolta è anche il frutto di un’inconsueta ispirazione intellettuale, che concerne l’immagine di copertina, il titolo e parte del contenuto, tutti in un certo senso dedicati, in veste di ringraziamento, alla fonte di quell’ispirazione.

01. pram – salva
02. the balustrade ensemble – tangle in delirium
03. epic45 – you are an annual
04. your hand In mine – the youngest one had a rose in his mouth
05. last days – look after yourself
06. swod – exit
07. rafael anton irisarri – lumberton
08. porn sword tobacco – en hyllning till cyckeln
09. abandoned toys – spiraling into the sun
10. eluvium – etude de multiples
11. yasushi yoshida – individual regression
12. library tapes – may
13. peter broderick – another glacier
14. part timer – song for danielle
15. she moved through the fair – safe painters
16. the beautiful schizophonic – un jardin encore silencieux avant le lever du jour
17. temjiin – moth clouds chased me indoors
18. disinterested – felt leaves
19. yellow6 – eighteen days

[rafcd35]

download: part 1part 2 (links updated Dec. 10th)

This compilation is as well the result of an inspiration: its title and its cover image are somehow dedicated to the source of that inspiration. ❤

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