Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

Archivi Mensili: dicembre 2007

best albums of 2007

1.

Eluvium

Copia

(Temporary Residence)

2.

Dakota Suite

Waiting For The Dawn To Crawl Through And Take Away Your Life

(Glitterhouse)

3.

Sigur Rós

Hvarf/Heim

(Emi)

4.

Vic Chesnutt

North Star Deserter

(Constellation)

5.

Spokane

Little Hours

(Jagjaguwar)

6.

At Swim Two Birds

Returning To The Scene Of The Crime…

(Green Ufos)

7.

The Clientele

God Save The Clientele

(Merge)

8.

Low

Drums And Guns

(Sub Pop)

9.

Port-Royal

Afraid To Dance

(Resonant)

10.

Jens Lekman

Night Falls Over Kortedala

(Secretly Canadian)

11.

Chris Bathgate

A Cork Tale Wake

(Quite Scientific)

12.

Okkervil River

The Stage Names

(Jagjaguwar)

13.

Things In Herds

Nothing Is Lost

(Fence)

14.

Club 8

The Boy Who Couldn’t Stop Dreaming

(Labrador)

15.

Tunng

Good Arrows

(Full Time Hobby)

16.

Trembling Blue Stars

The Last Holy Writer

(Elefant)

17.

Emily Jane White

Dark Undercoat

(Double Negative)

18.

Epic45

May Your Heart Be The Map

(Make Mine Music)

19.

Library Tapes

Höstluft

(Make Mine Music)

20.

Winter Took His Life

You Know What It’s Like To Be Alone And Shut Down

(Bless The Press)

21.

Nancy Elizabeth

Battle And Victory

(Leaf)

22.

Sylvain Chauveau

Nuage

(Type)

23.

The Cannery

There Is Life In This Old Land

(Awful Bliss)

24.

Swod

Sekunden

(City Centre Offices)

25.

Klima

Klima

(Peacefrog)

26.

RF & Lili De La Mora

Eleven Continents

(Rowing At Sea)

27.

Simone White

I Am The Man

(Honest Jons)

28.

Future Conditional

We Don’t Just Disappear

(Ltm)

29.

José González

In Our Nature

(Peacefrog)

30.

Damon & Naomi

Within These Walls

(20|20|20)

31.

Rosie Thomas

These Friends Of Mine

(Nettwerk)

32.

Shady Bard

From The Ground Up

(Static Caravan)

33.

Library Tapes

Sketches

(Make Mine Music)

34.

The Innocence Mission

We Walked In Song

(Badman)

35.

Butcher Boy

Profit In Your Poetry

(How Does It Feel To Be Loved)

36.

Autumn Shade

Ezra Moon

(Strange Attractors)

37.

Songs Of Green Pheasant

Gyllyng Street

(Fat Cat)

38.

Bracken

We Know About The Need

(Anticon)

39.

Mus

La Vida

(Green Ufos)

40.

Arca

On Ne Distinguait Plus Les Têtes

(Ici D’Ailleurs)

41.

Gravenhurst

The Western Lands

(Warp)

42.

Piano Magic

Part-Monster

(Homesleep)

43.

Hoax Funeral

Pour Away The Ocean

(Scared Crow)

44.

PJ Harvey

White Chalk

(Island)

45.

Yellow6

Painted Sky

(Resonant)

46.

Stars Of The Lid

And Their Refinement Of The Decline

(Kranky)

47.

Rafael Anton Irisarri

Daydreaming

(Miasmah)

48.

Iron & Wine

The Shepherd’s Dog

(Sub Pop)

49.

Abandoned Toys

The Witch’s Garden

(Mythical)

50.

Marissa Nadler

Songs III, Bird On The Water

(Peacefrog)

51.

Pram

The Moving Frontier

(Domino)

52.

Last Days

These Places Are Now Ruins

(N5md)

53.

Stephenhero

57 Stars Of The Air Almanac

(Ragoora)

54.

Christian Kjellvander

I Saw Her Form Here/I Saw Here From Her

(V2)

55.

Bowerbirds

Hymns For A Dark Horse

(Burly Time)

56.

Ólafur Arnalds

Eulogy For Evolution

(Erased Tapes)

57.

Magnolia Electric Co.

Sojourner

(Secretly Canadian)

58.

Giardini di Mirò

Dividing Opinions

(Homesleep)

59.

Ulrich Schnauss

Goodbye

(Domino)

60.

Robh Hokum

Below Ice I Lie

(Two Flints)

61.

Klimek

Dedications

(Anticipate)

62.

Whip

Blues For Losers

(Zeal)

63.

Wes Willenbring

Somewhere Someone Else

(Hidden Shoal)

64.

The Pines

Sparrows In The Bell

(Red House)

65.

Backworld

Good Infection

(Discalcula)

66.

The One AM Radio

This Too Will Pass

(Danger Bird)

67.

Skallander

Skallander III

(Type)

68.

The Beautiful Schizophonic

Musicamorosa

(Crónica Electronica)

69.

Michael Cashmore

The Snow Abides

(Durtro)

70.

Cokiyu

Mirror Flake

(Flau)

71.

Art Of Fighting

Runaways

(Remote Control)

72.

Wilco

Sky Blue Sky

(Nonesuch)

73.

Alcest

Souvenirs D’un Autre Monde

(Prophecy)

74.

Efterklang

Parades

(Leaf)

75.

Mariee Sioux

Faces In The Rocks

(Grass Roots)

76.

The Hotel Alexis

Goliath, I’m On Your Side

(Broken Sparrow)

77.

Piana

Eternal Castle

(Noble)

78.

Temjiin

Diamond Scattered Jet Black Curtain

(9.12 Records)

79.

George Thomas And The Owls

Concert For Two Bicycles

(Red Deer Club)

80.

Milenasong

Seven Sisters

(Monika)

81.

Gutevolk

Tiny People Singing Over The Rainbow

(Noble)

82.

Promise and The Monster

Transparent Knives

(Imperial)

83.

Sandro Perri 

Tiny Mirrors

(Constellation)

84.

Destroyalldreamers

Wish I Was All Flames

(Where Are My Records)

85.

Amandine

Solace In Sore Hands

(Fat Cat)

86.

Disinterested

Behind Us

(Dynamophone)

87.

Shannon Wright

Let In The Light

(Quarterstick)

88.

The Balustrade Ensemble

Capsules

(Dynamophone)

89.

Annemarie

ABC On TV

(Music Is My Girlfriend)

90.

Dolorean

You Can’t Win

(Yep Roc)

91.

Ola Podrida

Ola Podrida

(Plug Research)

92.

Taken By Trees

Open Field

(Rough Trade)

93.

Seabear 

The Ghost That Carried Us Away

(Morr)

94.

Aarktica

Matchless Years

(Darla)

95.

Mice Parade

Mice Parade

(Bubble Core)

96.

Valgeir Sigurðsson

Ekvilibrium

(Bedroom Community)

97.

Beirut

The Flying Club Cup

(4AD)

98.

Ulver

Shadows Of The Sun

(Jester)

99.

Keren Ann

Keren Ann

(Capitol)

100.

King Creosote

Bombshell

(679 Recordings)

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you can’t save everything

Come non sono esattamente un caso le predilezioni musicali dell’ultimo periodo, una sorta di filo conduttore sembra legare anche le mie letture recenti, ancora una volta troppo poche e troppo pigre. Ci pensavo mentre ultimavo “Questo libro ti salverà la vita” della scrittrice americana A.M. Homes, ultimo romanzo di quello che al momento è un trittico che ho iniziato – più o meno consapevolmente – con “Come diventare buoni” dell’amato Nick Hornby e proseguito con “Felicità®” di Will Ferguson.
Cosa hanno in comune questi tre libri? A ben vedere non poi così tanto, poiché sono ambientati in contesti tra loro diversi e narrano storie prese da differenti punti di vista; eppure, quello che mi fa pensare che la mia scelta della lettura in sequenza di questi tre libri, tra i tanti ancora in attesa di ricevere la mia attenzione non sia poi tanto casuale, è una certa comunanza di approccio di storie i cui protagonisti sono alla disperata ricerca di svolte esistenziali agognate, ma ben difficili da mettere in pratica, anche per il loro essere troppo buoni, in qualche modo ingenui e fondamentalmente rassegnati a una disperazione latente, intesa come il male minore. In tutti e tre i romanzi – per quanto piuttosto leggeri – si profilano realtà migliori, cambiamenti auspicati e altri attuati ma sempre senza i miglioramenti sperati, tanto da far concludere, più o meno in tutti e tre i casi, per l’impossibilità quasi assoluta della ricerca di una felicità esistente forse solo nei desideri e proprio per questo produttiva di una scontentezza cronica, con la quale alla fine bisogne semplicemente convivere. Di qui allora le risibili ricerche di appagamento attraverso improbabili manuali di autoaiuto, fughe da sé e dagli altri, ritiri spirituali e altro ancora, per poi concludere che, forse, la felicità non la raggiungono ma almeno stanno molto meglio coloro che tanti problemi non se li fanno, magari perché ne hanno di più concreti e importanti.
E poi, del libro della Homes – che non salverà la vita ma è ricco di spunti molteplici – mi ha colpito molto la spinta quasi catartica del protagonista nel suo slancio verso gli altri, nella sua rinnovata visione della vita come finalizzata almeno a cercare di fare del bene a quante più persone possibili (se non proprio renderle felici…), vedendo in questo quasi una missione, non un riscatto di semplice altruismo “buonista”, ma un modo per poter stare meglio con se stesso, anche a prescindere dal proprio bene contingente. Sarà per questo che ne ho tratto una certa inevitabile spinta all’immedesimazione, in virtù di quella che è quasi una mia costante necessità di dover sempre dare quanto più possibile per sentirmi a mio, anche a prescindere dai possibili ritorni (anche se a tutto c’è un limite…). Di passi efficaci e tali da indurre a riflessioni in questo romanzo ve ne sono parecchi, ma come spesso capita la pigrizia o i momenti poco nei quali li ho letti mi hanno impedito di appuntarne i più, quindi vado a memoria e riprendo almeno questi due che seguono:

Soffrire è normale. Il dolore è normale, fa parte della vita. Allora perché siamo qui? Perché abbiamo paura di soffrire? Perché cerchiamo di evitare la sofferenza? Perché pensiamo che sia sbagliato soffrire? Ci curiamo, facciamo meditazione, saremmo disposti a tutto pur di non soffrire. Ma cos’è la sofferenza? Cosa esprimiamo quando soffriamo? La profondità di ciò che sentiamo, il nostro attaccamento o il nostro desiderio di cose che non possiamo avere, il nostro ego, tutto ciò che può portarci verso il basso? […] chiediamo a noi stessi di essere aperti, di essere capaci di sentire quello che sentiamo, di non respingerlo, di non farcene sopraffare, ma di prenderne atto, di guardare cosa c’è dietro, di conoscerlo. Qual è la consistenza, il peso della nostra sofferenza? Che significato ha? Cominciamo col toccarla, avviciniamoci, accettiamola: Ciao, sofferenza, sono qui con te. Sono accanto a te, una cosa sola con te. Io sono te. Io sono la sofferenza.

«Sei sbucato dal nulla, ti sei preso cura di me e non mi hai chiesto niente in cambio – nessuno si era mai preso cura di me in questo modo. Di solito sono io che lo faccio!».
Questa è la persona che vuole essere. Vuole poter fare questo per gli altri, sconosciuti, non importa chi, e vuole poterlo fare anche per se stesso.

my compilations: #36

Tranne qualche raro pensiero sempre più in libertà e fugaci ricordi trasportati dall’onda della musica, mi capita di smuovere la staticità scrittoria di questo “luogo” quasi solo in occasione delle mie raccolte, ormai utili anche per sopperire alla perdurante assenza delle mie brevi segnalazioni di dischi, che il tempo, la voglia e scritture “altre” hanno ridotto ai minimi termini. Potrebbe essere un buon proposito per il nuovo anno, quello di tornare a esplicitare qualche input musicale rapido e per nulla serioso, ma intanto si può sfruttare questa compilation pre-natalizia (che di natalizio, com’è ovvio, non ha nulla) per sopperire alle mie carenze discorsive, poiché in essa sono raccolte alcune tracce di artisti che mi hanno particolarmente colpito ma dei quali, per svariati motivi, non sono riuscito a parlare né qui né, talvolta, altrove.
Come spesso capita per le mie raccolte, lo spunto è partito da un brano, questa volta dall’anticipazione in forma di demo di un pezzo destinato a far parte del prossimo album dei Broken Flight. È da lì che proviene il titolo prescelto, benché il suo tenore musicale e lo spirito con cui è stata stilata presenti ben poco dell’abbandono alcolico. Accanto a quel brano, ve ne sono altri di artisti da scoprire o frutto di collaborazioni sorprendenti: tra i primi, certamente la stilettata iniziale al cuore ad opera della svedesina Winter Took His Life e il fascino notturno di Emily Jane White, “novella Cat Power” scoperta da pochissimo, tra i secondi Rivulets che canta sul brano di Clara Hill e Isobel Campbell che ingentilisce il cupo folk dei Backworld. Passando poi per la lentezza minimale del danese ØjeRum, la delicatezza fanciullesca del duo belga Tazio & Boy, l’evocatività dell’altra cantautrice svedese Promise And The Monster e altro ancora che la curiosità di chi passa da queste parti potrebbe far scoprire. A loro e alle fonti di ispirazione della raccolta, la dedico come un regalo natalizio in musica, sperando di far cosa gradita.


Cover art by Natalie Abulhosn, used by kind permission

01. winter took his life – something’s falling apart
02. tazio & boy – just another word for
03. george thomas and the owls – in the dirty sunshine
04. bonnie “prince” billy – my life
05. skallander – misery
06. christian kiefer – stay
07. broken flight – her tired eyes (demo)
08. emily jane white – dark undercoat
09. sigur rós – heima
10. øjerum – matka
11. clara hill’s folkwaves – don’t go
12. doveman – chasing clouds
13. christian kjellvander – somewhere else
14. damon & naomi – within these walls
15. hezekiah jones – put on your light
16. simone white – roses are not red
17. backworld – gentle rain
18. promise and the monster – light reflecting papers
19. nancy elizabeth – battle and victory

[rafcd36]

download: part 1part 2

two way diamond

"quello che mi fa capire è questo: che la vita cominicia ad avere senso solo quando ti rendi conto che a volte – spesso – continuamente – due idee del tutto contraddittorie possono essere egualmente vere".

(Jonathan Coe – "La pioggia prima che cada", Feltrinelli 2007, pag. 200)

 


Citazione letteralmente fulminante, tratta dall’ultimo romanzo di Jonathan Coe, terminato di leggere in nottata. Non aggiungo altro alla forza espressiva di questa frase, che faccio mia esprimendo soltanto il desiderio che molte più persone tenessero conto, ogni giorno, del suo significato. 

È arrivata così, nelle ultime pagine di un romanzo che si discosta alquanto dalla tipologia di storie per le quali Coe si è fatto conoscere e apprezzare. Non soltanto per la declinazione in linea totalmente femminile della storia, ma anche per la capacità di sfiorare molti nodi problematici e meritevoli di riflessione, senza con ciò risultare pedante ma nemmeno superficiale  E proprio nelle ultime pagine, dalla "saga" familiare di stampo ottocentesco, già reinterpretata in maniera molto moderna, riemerge lo spirito agrodolce della narrazione di Coe, forse non all’altezza delle sue opere migliori ma ancora una volta lieve e profonda, seria eppure perfettamente godibile. 

there’s no other way

Per quanto possa apparire scontato e ripetitivo utilizzare quest’analogia, non sono tra quelli che distinguono il mondo solo in bianco e nero, ma anzi riconosco e cerco di coglierne le innumerevoli sfumature di grigio esistenti nella realtà. Eppure esistono situazioni ed episodi, anche se piccoli e insignificanti, i cui caratteri estremi inducono a riconsiderare e giustificare gli estremi opposti, forse non ottimi e apprezzabili in tutto e per tutto ma certamente più confacenti al proprio modo di essere, alla propria “sfumatura di grigio”, che magari non troverà mai completo riscontro nella realtà ma che pure sarà in grado di adattarsi meglio a un estremo rispetto all’altro.
Anzi, proprio toccare con mano l’estremo opposto rappresenta un’indiretta conferma che, nella inestricabile imperfezione di cui parlavo nel post precedente può riscontrarsi qualcosa di più adeguato, anche se non perfetto, e forse nemmeno troppo bianco né troppo nero. Sarà che bisogna rendersi conto di realtà diverse per evitare di lamentarsi in continuazione della propria e concludere che non c’è altra strada rispetto a quella che, pur tra mille tentennamenti, si sta seguendo?

[chissà perché, questi pensieri mi hanno immediatamente riportato alla mente quella cassettina della allora misconosciuta band di Damon Albarn che comprai una vita fa: un “precedente” forse insospettabile, per chi segue le mie recenti scelte musicali…]

 

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