Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

Archivi Mensili: aprile 2009

my compilations: #43

A riprova del fatto che, nonostante la recente scarsa attività, non intendo abbandonare questo luogo, mi è sembrato il caso di riprendere l'abitudine delle raccolte musicali, anch'essa del resto reduce da un periodo di assenza inusuale. La precedente era sotto Natale, questa alla vigilia di Pasqua, ma nulla le lega ai periodi festivi, se non forse un minimo di tempo in più a disposizione per scegliere i pezzi e compilare la scaletta.
La si prenda pire come una "sorpresa" nel tradizionale uovo, ma in realtà si tratta di un'idea covata a lungo, forse fin dalla sera in cui ho ascoltato da l vivo e per la prima volta il brano che (fatti salvi gli opportuni punti di sospensione) le dà il titolo.
Eccola qui:

 

Normal
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14


01. winter took his life – leave this up to me, i'll let it die real slowly
02. sara lov – a thousand bees
03. emmy the great – 24
04. kesang marstrand – say say say
05. antony & the johnsons – one dove
06. tom mcrae – wonderful christmas
07. great lake swimmers – stealing tomorrow
08. state broadcasters – the tenderness of wolves
09. the leisure society – we were wasted
10. leonard mynx – valley of sickness and death
11. alela diane – age old blue
12. marissa nadler – ghosts and lovers
13. bill callahan – eid ma clack shaw
14. nick zubeck – timebomb
15. bonnie 'prince' billy – i won't ask again
16. sam kills two – floating
17. laura gibson – sweet deception
18. audie darling – stars in my hair
19. the cloud hymn – some years
20. barzin – stayed too long in this place

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[rafcd43]

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the end of trying

Ci sono quelli che cancellano i blog perché dopo un po’ si stufano del giocattoli, quelli che li abbandonano perché non hanno più niente da dire, quelli delusi perché non sono diventati "blogstar" (mah!). E ci sono pure quelli che per troppa pigrizia o troppi impegni collaterali li lasciano lì quiescenti, testimonianze in forma di parole di un tempo che è stato e magari aperti a un ritorno di fiamma suscitato da qualche fatto saliente.
Mi annovererei piuttosto tra questi ultimi, vista l’estrema latitanza degli ultimi tempi, anche se non vi è alcun fatto saliente ad ispirare queste righe, ma una serie di considerazioni accavallatesi nelle ultime settimane, negli ultimi mesi di interruzione di una trama che non ha mai voluto esser tale, almeno su queste pagine.
Nessun evento esterno, dunque, ma la semplice constatazione della sostanziale inutilità di sforzi, energie,e volontà catalizzate intorno a qualcosa in cui si crede e ormai depotenziato dalla forza cogente della realtà.
Sarà una sorta di crisi dell’età matura (se così la si può chiamare), ma sta di fatto che più o meno in tutti i campi basta volgere gli occhi a ciò che mi circonda per ricavare un senso di disillusione e di sconfitta ineluttabile, nei confronfi del quale non c’è altro strumento che la resa di fronte a chi ha vinto e continuerà a vincere, in tutti i campi possibili.
Non sono mai stato un adolescente pieno di speranze ed utopie, non ho mai pensato di poter cambiare il mondo ma, ormai oltrepassata la fatidica soglia dei trenta, non resta che constatare l’inevitabile sconfitta, dalla politica, al calcio, dalla musica agli ideali di vita personale e lavorativa. Lo strano è che – per fortuna o purtroppo – mi trovo a confrontarmi in prevalenza con altri "sconfitti" come me, persone dai begli ideali disillusi, che come me toccano con mano i limiti stringenti della realtà, del "senso pratico", dell’accondiscendenza che magari qualche beneficio lo porta. E, tutto intorno, persone sicure di sé, incuranti di compromessi, incuranti del mondo che va a rotoli, pronte a trarne il meglio a discapito degli altri; tutti con le loro vite spaventosamente "normali" e per me altrettanto spaventosamente mediocri, la misura, il moderatismo, la pedissequa accettazione della maggioranza, i passaggi della vita quasi cadenzati, i matrimoni e i figli in arrivo.  Sarà forse che tra parenti, amici e conoscenti nei prossimi tre-quattro mesi sono in attesa (si fa per dire) di una buona decina di nascite, ma non posso non domandarmi se queste persone si rendano conto del mondo in cui daranno alla luce nuove vite e di come il loro percorso sia stato terribilmente scontato, girgio e prevedibile, di come non lasceranno altra traccia di sé su questa terra perché conformati e dissolti in una massa indistinta.
Ma forse hanno ragione loro, sono quelli che nel loro picoclo "hanno vinto", hanno realizzato tutti i passaggi di vita che si potesse attendere da loro. Invece io continuo a starmene qui, pervicacemente legato alle mie minoranze, alle mie sconfitte quotidiane, ma almeno ben sicuro di essere almeno in teoria coerente con la (il)logica del "mi spezzo ma non mi piego", ancora convinto del valore delle scelte etiche (e non solo) individuali, qualunque sia la maggioranza che mi circonda. Condannato a essere minoranza, amante delle cause perse e destinato alla sconfitta, una sconfitta assaporata quasi con gioia, nella magra consolazione del fatto che è comunque valsa la pena lottare e restare fedeli a se stessi, in nome di non si sa bene quale ideale o principio etico. Ma tant’è.  
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