Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

Archivi Mensili: febbraio 2012

my compilations: #56

Un luogo ormai familiare e una sua immagine carpita all’inizio di un giorno nuovo rappresentano le semplici suggestioni alla base di questo nuovo capitolo musicale, dedicato – come da qualche tempo non accadeva – a momenti invero più confacenti al calare delle tenebre che all’aprirsi del mondo alla luce.
Ma in fondo l’ambivalenza dello stesso termine “crepuscolo” potrebbe indurre a trasporre su un sonnolento risveglio al contatto con la natura i suoni e l’immaginario di una raccolta di brani di quelle solitamente destinate a far da guida ai sogni notturni. E mentre buio e luce si rincorrono, ci sono luci, immagini e sensazioni che paiono proprio destinate a restare.

01. july skies – birds fly south for winter
02. windy & carl – remember
03. aspidistrafly – sea of glass
04. field rotation – acoustic tale 2
05. jacaszek – pod światlo
06. the boats – the ballad for the girl on the moon (edit)
07. scissors and sellotape – join the club
08. shaula – strobila
09. the cloisters – hvislyse
10. egsun – 38 grey days
11. the oo-ray – chimes at midnight
12. richard knox & frédéric d. oberland – sleeping land (pt. ii)
13. charles vaughan – waving goodbye
14. good weather for an airstrike – aurora
15. laura arkana met peter broderick – prelude ii
16. a whisper in the noise – maya’s song
17. glacis – you can still be beautiful

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[rafcd56]

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foreign body

Due sensibilità drone-folk femminili che si incontrano: Liz Harris (Grouper) e Jesy Fortino (Tiny Vipers) hanno unito le loro ispirazioni per un disco denso di fascino misterioso. “Foreign Body”, disco a nome Mirrorring che ne testimonia la collaborazione, uscirà il 19 marzo sulla benemerita Kranky; ma già menti e cuori possono abbandonarsi alle visioni estatiche e alle correnti incorporee della loro musica.

rearview mirror: 2011

Viste le affettuose richieste ricevute a proposito della mancata classifica dei dischi del 2011, a questo punto mi sento in dovere a colmare quella che non considero una lacuna quanto piuttosto una precisa scelta comunicativa, coerente con il momento nel quale era stata adottata e con il mio modo di vivere la musica in generale.
Avrebbe quindi ancora meno senso tornare adesso su quella decisione, presentandosi come se nulla fosse con un un lungo elenco di dischi. Nel frattempo, la frenetica attenzione per le fatidiche liste di fine anno dovrebbe essere scemata, ragion per cui si può forse provare a guardare indietro all’anno trascorso, riepilogandone senza nessun fine compilatorio i dischi che più mi hanno colpito ed emozionato.

La regina indiscussa del mio 2011 è stata senza ombra di dubbio Alicia Merz: due dischi e mezzo (quello cofirmato con Leonardo Rosado) del suo progetto Birds Of Passage nel volgere di nemmeno dieci mesi. “Without The World” l’ha incoronata signora dell’inverno, con melodie eteree su drone casalinghi che hanno suscitato brividi di freddo e d’emozione  particolarmente intensi. Non amo fare pronostici di “durata”, ma “Without The World” è un disco destinato a restare per molto tempo nella mia mente e nel mio cuore.

Subito dopo, l’incredibile incontro tra King Creosote e John Hopkins per “Diamond Mine”, il compimento melodico della malinconia rurale degli Epic45 (“Weathering”), i drone di organo nati dall’Islanda di “Ravedeath, 1972” di Tim Hecker, la scatola delle meraviglie “Songbox” del redivivo Pete Astor e l’altro incontro, sentimentale oltre che musicale, di Alasdair MacLean dei Clientele con Lupe Nunez Fernandez dei Pipas in Amor De Dias: con il loro “Street Of The Love Of Days” ho avuto un rapporto alterno, ma protrattosi per tutto l’anno e culminato con una loro intima esibizione acustica nel mese di dicembre.

Poi, in ordine sparso, il rapimento pianistico di Gem Club, il pop scatenato degli Help Stamp Out Loneliness e quello venato di sogni tenebrosi degli Still Corners, l’indie-folk degli Hhymn e la psichedelia pastorale del ritorno dopo quasi quarant’anni di Mark Fry supportato dagli A. Lords; le calde note della kora di Stranded Horse, le suggestioni “made in Iceland” di Puzzle Muteson e le raffinatezze cameristiche di Ensemble; l’ambient fluttuante di Antonymes e le minimali emozioni pianistiche di Dustin O’Halloran; il soffice slow-core dei Villa Venus e gli Hammock che scoprono la voce insieme ai Church in “Asleep In The Downlights”, i gioielli orientali di Aspidistrafly e Janis Crunch & Haruka Nakamura e le ombre scozzesi di Caught In The Wake Forever e Glacis; e poi i ritorni di grandi nomi che sono tornati a risplendere, da J Mascis a Bill Callahan, dai Low (magnifico il loro “C’Mon”) ai Mogwai, in particolare con l’E.P. “Earth Division”.

for the girl on the moon

Dopo un lungo periodo costellato da pubblicazioni numerose e “minori”, Craig Tattersall e Andrew Hargreaves tornano ai loro massimi livelli espressivi con “Ballads Of The Research Department”, un disco di quattro composizioni di oltre dieci minuti l’una, nelle quali echi ambientali e delicati fremiti ritmici si intrecciano poi a creare loop di malinconico romanticismo e fragili filigrane melodiche, coronate dal cello di Danny Norbury e da saltuari contributi vocali.
Uno dei dischi più intensi ascoltati finora nel 2012. Dedicato a quella speciale ragazza sulla luna…

all you need

Ancora l’instancabile Alicia Merz. Il suo gelido minimalismo da cameretta incontra i tepori post-dubstep del produttore inglese Gareth Munday, aka Roof Light, nel nuovo progetto collaborativo Brother Sun, Sister Moon.
Il loro album di debutto, che vedrà la luce il prossimo 16 marzo sulla “solita” Denovali, getta un ponte tra mondi musicali diversi, conseguendo un equilibrio che trascende ogni possibile collocazione di genere.

you can still be beautiful

Inaspettato e casuale, il dolcissimo emblema sonoro di una giornata che va a concludersi, portando con sé ricordi non destinati a sciogliersi come la neve di questi giorni freddi e densi di calore umano.

Lui è lo scozzese Euan McMeeken e il suo progetto piano-ambient si chiama Glacis. L”Ep nel quale è contenuto questa gemma si intitola “Lost Again On Waking” e le sue quattro tracce (più un remix a cura di Fieldhead) è stato ispirato da altrettante immagini della fotografa finlandese Heidi Kuisma.

Buonanotte a tutti!

i was all you are

Se il 2011 è stato per me senza ombra di dubbio l’anno di Alicia Merz, anche il 2012 della drone-writer neozelandese comincia sotto i migliori auspici. È infatti in uscita il 20 febbraio “I Was All You Are”, EP condiviso con I’ve Lost e ancora una volta adattissimo ai rigori della stagione invernale.
“Bullrush In The Sun” è il suo contributo a un progetto che merita di essere scoperto con grande curiosità.

for our love it might rise, at the end of the snow

Un vecchio disco tornato a risuonare nelle mie orecchie per una casualità fortunata; una giornata particolare, di neve e desiderio, di serenità e piccoli rimpianti. E poi il ritorno a casa sotto il turbinare dei fiocchi, diviso tra la contemplazione rapita e la concentrazione al volante. Con questo brano ad accompagnarmi, al momento giusto.

sirens

Qualcuno l’avrà forse scoperto sotto l’alias Un Vortice di Bassa Pressione. Oggi Attilio Novellino, soundartist drone-gaze da Catanzaro, è pronto a presentarsi al mondo con il suo nome di battesimo, grazie a un album in uscita ai primi di marzo sull’austriaca Valeot dell’ottimo Alexandr Vatagin.
Il disco si intitolerà “Through Glass” e il video che accompagna “Sirens” ne costituisce  suggestiva anteprima.

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